Cura per i disturbi intestinali a Catania

CHIAMA

I TURNISTI E I DISTURBI INTESTINALI: UNA RELAZIONE PIÙ FORTE DI QUANTO SI PENSI

Chi lavora a turni — infermieri, medici, operatori sanitari, forze dell'ordine, autisti, addetti alla sicurezza e molti altri professionisti — presenta una frequenza maggiore di disturbi gastrointestinali rispetto alla popolazione generale.

Ma perché succede?

Il nostro intestino possiede un vero e proprio orologio biologico che lavora in sintonia con il ritmo sonno-veglia.

Quando si alternano turni diurni, notturni e orari irregolari, questo equilibrio può alterarsi.

Le conseguenze più frequenti sono:

- Gonfiore addominale

- Meteorismo

- Digestione lenta

- Reflusso gastroesofageo

- Stitichezza

- Diarrea

- Dolore addominale

- Peggioramento della sindrome dell'intestino irritabile


Perché accade?

- Alterazione del ritmo circadiano L'intestino non "sa più" quando deve lavorare e quando deve riposare.

- Pasti consumati in orari inappropriati Mangiare durante la notte modifica la motilità gastrica e intestinale.

- Sonno insufficiente o frammentato La privazione di sonno aumenta stress e infiammazione sistemica.

- Maggiore produzione di cortisolo Lo stress cronico può influenzare direttamente l'asse intestino-cervello.

- Modificazioni del microbiota Alcuni studi hanno dimostrato che il lavoro notturno può alterare la composizione della flora intestinale.

Non è raro che un lavoratore turnista riferisca sintomi che compaiono soprattutto dopo i turni notturni o durante i cambi di turno.


Cosa può aiutare?

- Mantenere orari dei pasti il più possibile regolari

- Evitare pasti abbondanti durante la notte

- Limitare cibi grassi e ultra-processati nei turni notturni

- Curare la qualità del sonno

- Praticare attività fisica regolare

- Valutare eventuali disturbi persistenti con uno specialista


Se soffri di reflusso, gonfiore, alvo irregolare o dolori addominali e lavori a turni, il problema potrebbe non dipendere solo da ciò che mangi, ma anche da quando mangi e quando dormi.

L'intestino ama la regolarità. I turni, purtroppo, spesso gli impongono il contrario.

Cos'è la calprotectina fecale?

La calprotectina fecale è una proteina presente nei globuli bianchi (neutrofili) che viene rilasciata nell'intestino quando c'è infiammazione della mucosa intestinale. Misurandone la quantità nelle feci si può valutare se è presente un processo infiammatorio nell'intestino.

A cosa serve?

È utilizzata soprattutto per:

Distinguere tra disturbi funzionali (come la sindrome dell'intestino irritabile, IBS) e malattie infiammatorie intestinali.

Monitorare l'attività di malattie come il Morbo di Crohn e la Colite ulcerosa.

Valutare la risposta alle terapie.

Aiutare a decidere se sono necessari ulteriori esami (ad esempio una colonscopia).

Come si interpreta?

I valori di riferimento possono variare leggermente da laboratorio a laboratorio, ma in generale:

< 50 µg/g: normale, infiammazione intestinale significativa improbabile.

50–150/200 µg/g: zona intermedia; può essere opportuno ripetere l'esame o approfondire.

> 150–200 µg/g: suggerisce un'infiammazione intestinale.

Valori molto elevati (spesso >500 µg/g): possono essere associati a malattie infiammatorie intestinali attive o ad altre importanti condizioni infiammatorie.

Cosa può farla aumentare?

Oltre alle malattie infiammatorie intestinali, può aumentare in caso di:

Infezioni intestinali.

Diverticolite.

Polipi o tumori del colon.

Uso di alcuni farmaci (ad esempio antinfiammatori come i FANS).

Celiachia non controllata.

Limiti dell'esame



La calprotectina fecale indica che c'è infiammazione, ma non ne identifica la causa. Per questo il risultato va sempre interpretato insieme ai sintomi, agli esami del sangue e ad eventuali altri accertamenti.


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